Secondo l'I-com, il fotovoltaico potrebbe portare nel 2020 un valore aggiunto di 22 miliardi e 45mila posti di lavoro. “Con il nuovo conto energia, che sarà presentato insieme alle linee guida alla prossima conferenza unificata Stato-Regioni, prevediamo 8000 MW fino al 2020: di questi, almeno 100 MW proverranno dal solare a concentrazione inventato da Carlo Rubbia”. Queste le dichiarazioni del sottosegretario allo Sviluppo Economico, Stefano Saglia, intervenuto al convegno “Sole a levante o a ponente? Le prospettive di sviluppo del settore fotovoltaico in Italia alla prova della politica”, tenutosi oggi a Roma presso la Camera dei Deputati.
Riguardo all'incentivazione delle fonti energetiche alternative, Saglia ha illustrato la strategia del Governo: “un sistema di incentivi stabili che porti a un incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili. Attraverso una riduzione dei costi e una crescita della filiera italiana sarà possibile ridurre gradualmente gli incentivi che gravano sulla bolletta degli italiani”.
Il contributo alla competitività
Il convegno, organizzato dall'I-com (Istituto per la competitività) è stato anche l'occasione per presentare la ricerca “Il contributo del fotovoltaico alla competitività del sistema economico italiano”. Con una potenza installata pari a 9 GW di impianti fotovoltaici nel 2020 (in Germania già oggi sono installati più di 6 GW), la spesa per la realizzazione e la gestione dei nuovi impianti, in base all’analisi quantitativa effettuata da I-com, potrebbe arrivare fino a 29 miliardi di euro, con un impatto complessivo sul sistema economico di circa 65 miliardi di euro e un valore aggiunto pari a 22 miliardi di euro. In questo modo, il settore potrebbe generare una nuova occupazione pari a 23.000 unità di lavoro aggiuntive medie annue per la fase di cantiere, cioè di costruzione degli impianti, e 22.000 unità di lavoro per la fase di gestione degli impianti, una volta che questi entrino in esercizio.
Inoltre, qualora si ipotizzasse una produzione annuale made in Italy equivalente a poco più di 3000 MW di pannelli fotovoltaici, grazie a un apporto significativo delle esportazioni (come già fanno oggi Giappone e Germania) e a una crescita a due cifre del mercato mondiale, si otterrebbero valore aggiunto pari a 110 miliardi di euro e un’occupazione di circa 210.000 unità di lavoro nel periodo 2010-2020.
Benefici per le entrate fiscali
Secondo l'indagine, sarebbero tutt’altro che trascurabili anche i benefici per le casse dello Stato. Nello scenario di 9 GW installati entro il 2020, le entrate fiscali per il periodo di riferimento, sarebbero pari a 6,6 miliardi di euro, per il 36,4% derivanti da redditi da lavoro, per il 31% da redditi d’impresa e per il resto da imposte prevalentemente indirette.
Benefici ambientali
Ai benefici fiscali vanno inoltre aggiunti i benefici ambientali, stimabili, per quanto riguarda le emissioni evitate di gas ad effetto serra, in un intervallo di 2,4 – 3,3 miliardi di euro a seconda degli scenari di prezzo della CO2 (a regime si avrebbe una riduzione delle emissioni di circa 6 milioni di tonnellate annue). Ci sarebbe anche, un ulteriore beneficio della fattura energetica pagata dall’Italia (pari a 57 miliardi di euro nel 2008), un minor ricorso all’uso di fonti fossili per 800 mila tonnellate di carbone, 1,6 miliardi di metri cubi di gas e 200 mila tonnellate di prodotti petroliferi medi annui (equivalenti a circa il 5% del quantitativo di queste fonti impiegato nel 2008 per la generazione elettrica).
Fattori di rischio
L'indagine rivela poi che i costi d’installazione e gestione di un impianto fotovoltaico di 1 MW nel 2011 sono previsti in diminuzione di circa il 15% rispetto al 2007. Con questi dati il rendimento industriale di un impianto fotovoltaico da 1 MW nel 2011 sarebbe del 10,5% con una tariffa pari a quella in vigore nel 2010, mentre scenderebbe all’8,8% in caso la nuova tariffa fosse ridotta del 20%.
Se però si va ad analizzare il rendimento per l’investitore, a causa della riduzione della leva finanziaria (85%-80%) e dell’aumento dei costi per interessi (aumento degli spread dell’ordine di 1,8 punti percentuali), si scopre che questo arriverebbe al 10,8% nel caso di tariffa ridotta del 15%, a fronte di un dato pari al 19,1% nel 2007. Con una tariffa 2011 pari a quella in vigore nel 2010, il rendimento per l’investitore sarebbe invece lievemente inferiore al valore del 2007 (17,9%). Ridurre drasticamente la tariffa incentivante per il 2011 – sottolinea la ricerca - rischierebbe di rendere non finanziabili molti progetti.
La politica di incentivazione
Analizzando i regimi di incentivazione dei principali attori europei del settore, l'indagine dell'I-com evidenzia la tardiva introduzione in Italia (2005) dei meccanismi di incentivazione sotto forma di feed-in tariff, rispetto a Paesi come Germania (1991), Spagna (1998) e Francia (2001). Questi incentivi hanno mostrato una qualche efficacia (sia pure molto limitata rispetto ai paesi europei) solo nel 2008, con l’introduzione del secondo conto energia.
Secondo l'Istituto per la competitività, occorre prevedere un orizzonte temporale d’incentivazione sufficientemente lungo, specie se si vuole stimolare la crescita di una filiera industriale, in modo tale da ridurre l’incertezza per gli investitori e consentire al sistema paese di cogliere i benefici indicati in precedenza.
Infine, andrebbe semplificata e armonizzata l’architettura degli incentivi. L'indagine ritiene interessante il modello francese (ma anche altri Paesi sembrano convergere verso questa impostazione) che, nel regime in vigore alla fine del 2009, prevedeva differenziazioni della tariffa non in base alla classe dimensionale ma solo in base all’integrazione. Se infatti sembrano esserci validi elementi a favore dell’integrazione architettonica degli impianti, non sembra sussistere un altrettanto valida giustificazione a supporto di una maggiore incentivazione degli impianti più piccoli rispetto a quelli più grandi, che sono peraltro sottoposti a misure di valutazione molto maggiore e sono decisivi per raggiungere i target UE al 2020.
fonte: Casa&Clima