Presentato il dossier “Cambiamenti climatici, ambiente ed energia: linee guida per una strategia nazionale di mitigazione e adattamento”.
Il verde delle rinnovabili e il bianco del risparmio energetico, per bilanciare il rosso delle fonti energetiche tradizionali: questo il tricolore di Wwf, che disegna il futuro energetico dell'Italia. Che passa attraverso i due imperativi di taglio delle emissioni di CO2 e adattamento ai cambiamenti climatici". A tracciare la rotta da seguire il dossier “Cambiamenti climatici, ambiente ed energia: linee guida per una strategia nazionale di mitigazione e adattamento”, presentato dal Wwf nei giorni scorsi.
Stando al documento, contenente le analisi e lo proposte dei maggiori esperti italiani in campo ambientale ed energetico che fanno parte del Comitato scientifico del Wwf, occorre “riorientare il sistema produttivo liberandosi dalla dipendenza dei combustibili fossili e riducendo drasticamente le emissioni di CO2 (mitigazione) e ricostruire il benessere dei sistemi naturali per l'adattamento ai cambiamenti climatici”. Si potrà così dare all'Italia un vero futuro energetico, trasformando i rischi legati alla crisi climatica globale in importanti opportunità' per il nostro Paese. Per Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia, “nell'anno in cui il mondo si appresta ad approvare un nuovo patto globale per il clima è più che mai urgente che il governo doti il Paese di un piano nazionale per l'energia e di un piano nazionale per l'adattamento ai cambiamenti climatici che sono già in atto”.
Il primo imperativo, spiega il Wwf nel suo dossier, è mitigare, ovvero ridurre drasticamente le emissioni dei gas climalteranti rinnovando uno scenario energetico attuale ormai del tutto privo di prospettive. Il dato globale, sottolineano gli ambientalisti, parla chiaro: per alimentare l'economia mondiale fino al 2050 mantenendo i parametri attuali servono combustibili fossili per 856 mila miliardi di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep). Ma, fa notate il Wwf, il mondo, tra carbone, petrolio, gas naturale e uranio, ne ha appena 800 mila. Il che significa che continuando lo scenario di crescita dei consumi degli ultimi 30 anni, prima del 2050 tutte le risorse energetiche non rinnovabili attualmente accertate saranno esaurite.
Allo stesso tempo, la comunità scientifica internazionale ha prescritto che per contenere entro livelli gestibili il cambiamento climatico in atto, le emissioni globali devono essere ridotte di almeno l'80% entro il 2050. Secondo l'associazione questo obiettivo non potrà essere raggiunto senza una riduzione di almeno il 30% entro il 2020. Inoltre, i dati presentati dalla comunità scientifica dopo il IV° rapporto Ipcc dimostrano che i fenomeni di cambiamento climatico già in atto stanno accelerando tanto da avvicinarsi a “soglie critiche” la cui gestione potrebbe diventare impossibile.
“Come può fare l'Italia - chiede il Wwf nel suo dossier - per uscire dallo stallo e stare al passo”? La risposta è: fonti rinnovabili. L'Italia basa le proprie forniture di energia quasi esclusivamente su fonti fossili, ma non dispone di grandi risorse energetiche non rinnovabili. Viceversa siamo particolarmente avvantaggiati quanto a fonti rinnovabili, che sono invece sempre più economiche: abbiamo un buon potenziale idroelettrico, foreste e produttività agricola che garantirebbero biomasse di scarto, e siamo tra i Paesi europei più soleggiati". Di qui la ricetta del Wwf per l'Italia: “- 50% dei consumi, - 50% delle fonti fossili, fonti rinnovabili più che triplicate entro il 2030 (con investimento iniziale ampiamente ricompensato dalla convenienza a medio termine), per uno scenario complessivo in cui il fabbisogno energetico nazionale sia assicurato al 50% da fonti rinnovabili e combustibili fossili”.
L'adattamento ai cambiamenti climatici è il secondo imperativo indicato nel dossier del Wwf. In questo ambito, sostiene l'associazione, il nostro governo è chiamato ad agire attraverso uno specifico piano strategico. Si ricorda che il 90% dei disastri naturali che si sono verificati in Europa dal 1980 sono attribuibili a eventi metereologici o climatici. L'Europa ha speso per questi eventi circa 15 miliardi di euro l'anno, mentre la Commissione europea sta ormai finalizzando un documento per la strategia sull'adattamento. In Italia, invece, il tema è ancora agli albori, lamentano gli ambientalisti.
Il primo fondamentale passo da fare è il monitoraggio degli ambienti più delicati, a partire dalle foreste per poi intervenire sui sistemi agricoli, sugli ecosistemi marini e su quelli di acqua dolce. E' poi urgente avviare la grande opera pubblica di ripristino o restauro del territorio capace di riconnettere tutti i sistemi naturali per renderli meno fragili e vulnerabili ai cambiamenti climatici.
L'Italia, riassume il Wwf, deve concentrare gli sforzi nel tastare il polso a questi ambienti, e annotare i sintomi più rilevanti dei fenomeni di reazione ai cambiamenti climatici. Per quanto riguarda le foreste si tratta di estendere quei programmi esistenti su scala nazionale tra cui la rete Lter-Italia e Conecofor e la rete nazionale Carboitaly.
Per le aree agricole, invece, l'Italia dovrebbe rottamare le pratiche agricole che non aiutano a conservare l'umidita' del suolo e che sprecano le risorse di acqua dolce". Il Wwf suggerisce quindi incentivi alle produzioni capaci di adattarsi più velocemente agli stress del cambiamento climatico e arredare il paesaggio agricolo di filari frangivento, colture intercalari che aiutino a migliorare l'efficienza dell'uso dell'acqua. C'è poi la necessità di "intervenire sui sistemi di acqua dolce, a rischio perenne di esondazioni calamitose e con livelli scadenti di qualità delle acque e prelievi esorbitanti di risorsa idrica per usi spesso sconsiderati". Il Wwf è chiaro: Sicurezza idraulica e rinaturalizzazione non sono in conflitto”.
Investire risorse, ad esempio, per ricostruire gli spazi naturali di esondazione dei fiumi o conservare quei tratti naturali ancora integri, sono solo alcune delle azioni proposte dal Comitato scientifico del Wwf che sottolinea l'urgenza di gestire i nostri fiumi come sistemi più complessi, ovvero, su scala di bacino idrografico.
fonte: Kyoto Club