Nel 2008 in Italia 415 aziende del fotovoltaico hanno prodotto quasi 1,1 miliardi di euro di fatturato. In Italia ci sono ad oggi ben 979 società di vario tipo e dimensione che operano nel fotovoltaico: se si escludono banche, assicurazioni, produttori e trader il conto è di 519, di cui si stima in 415 le aziende che sono regolarmente registrate alla Camera di Commercio italiana e che regolarmente pagano le tasse. Secondo i dati contenuti nel Solar Energy Report 2008, primo autorevole studio dell'Energy & Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, presentato a Milano lo scorso 12 marzo e patrocinato dal GIFI (Gruppo imprese fotovoltaiche italiane), il volume d'affari in Italia di queste aziende nel 2008 è risultato pari a circa 1.100 milioni di euro, con una potenza installata cumulata superiore a 300 MW.
La tecnologia
In quasi il 90% dei casi la tecnologia impiegata si basa sull'impiego di silicio mono e policristallino, rispettivamente 43,2 e 46,1 %. Il restante 10%, ma destinato a triplicare nei prossimi 10 anni, è occupato dai moduli a film sottile che presentano una maggiore facilità di impiego e di integrazione architettonica e minori costi.
I segmenti di mercato
In Italia il mercato residenziale rappresenta ancora oggi il principale segmento di mercato con il 39% della potenza installata distribuita su circa 14.500 impianti. Allo stesso tempo, negli ultimi tre anni, si è registrato un aumento vertiginoso delle centrali fotovoltaiche che sono passate dal 4% della potenza installata nel 2006 al 31% nel 2008.
Dal punto di vista geografico, la potenza installata cresce al diminuire della latitudine. Ad esclusione della Puglia, le prime cinque Regioni per potenza installata sono localizzate al Nord Italia.
Prolungare gli incentivi
Le previsioni sull'evoluzione del mercato – condizionate però dall'incidenza della crisi economica - indicano il raggiungimento del limite massimo di potenza incentivabile (1.200 MW) nell'arco di due anni. Secondo lo studio del Politecnico di Milano, risulta quanto mai opportuno prolungare gli incentivi oltre il primo limite di potenza di 1.200 MW: qualsiasi intervento significativo di taglio al meccanismo degli incentivi comporterebbe infatti una battuta d'arresto non solo per il mercato, ma anche una riduzione consistente degli investimenti in ricerca e sviluppo tecnologico, nonché in capacità produttiva e miglioramenti di processo, da parte delle imprese italiane.
Fonte: Gifi
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